Percorso psicologico
Uno spazio sicuro per (ri)scoprirti con gentilezza e imparare a tenerti per mano nei momenti più difficili
Un percorso psicologico è uno spazio sicuro in cui concedersi il tempo di ascoltarsi, conoscersi e dare significato a ciò che si vive. Non è una corsa al cambiamento, ma un cammino fatto di coraggio, consapevolezza e piccoli gesti di cura.
È un’occasione per (ri)scoprirsi con gentilezza e imparare a tenersi per mano nei momenti più difficili.
Lavoro con un approccio integrato, all’interno della cornice cognitivo-comportamentale. Questo significa che esploriamo e lavoriamo sulla connessione tra pensieri, emozioni e comportamenti.
Abbraccio lo sguardo del femminismo intersezionale e il paradigma Health at Every Size®, perché credo che la nostra salute e il nostro benessere non possano essere separati dal contesto in cui viviamo, che modella la nostra visione del mondo e il nostro modo di pensare e sentire.
No, il primo colloquio è a tutti gli effetti un incontro clinico – ed è anche uno dei più importanti. Inizieremo infatti a conoscerci e getteremo le basi per costruire un rapporto di fiducia reciproca.
Se hai domande o incertezze, sono disponibile per una breve chiamata telefonica, durante la quale potrò chiarire ogni tuo dubbio sul percorso.
Ogni seduta ha una durata di 50 minuti. Il costo è di 60€, detraibili al 19% come spesa sanitaria.
In caso di difficoltà economiche è possibile richiedere una tariffa agevolata, che verrà concordata telefonicamente.
Generalmente nella prima fase di lavoro suggerisco di vederci una volta a settimana, per poi dilatare i tempi tra una seduta e l’altra con il proseguire del percorso.
In caso di necessità specifiche è in ogni caso possibile concordare frequenze diverse sin da subito.
La durata di un percorso dipende da molte variabili, come gli obiettivi e la frequenza degli incontri, quindi non è possibile definirla a priori.
Tuttavia, in media, i miei percorsi si svolgono nell’arco di circa un anno, anche se ogni percorso viene sempre personalizzato in base alle esigenze individuali.
Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che la terapia online è altrettanto efficace quanto quella in presenza per molti tipi di disturbi e interventi psicologici.
La qualità del rapporto terapeutico, il coinvolgimento e i risultati ottenuti non differiscono significativamente tra le due modalità, a patto che ci sia un ambiente tranquillo e una buona connessione.
La scelta dell’una o dell’altra modalità dipende dalle preferenze e dalle esigenze specifiche della persona.
Le sedute si svolgono sulla piattaforma Google Meet.
Tutto ciò di cui avrai bisogno è uno spazio tranquillo in cui ti senti a tuo agio, un dispositivo (pc, tablet, smartphone) e una buona connessione internet.
Riceverai il link per accedere via email prima della seduta.
Ci sono momenti nella vita in cui ci si sente sopraffatti, confusi, bloccati. Eventi improvvisi o cambiamenti importanti – come un lutto, la fine di una relazione significativa, un cambiamento lavorativo, un trasferimento, una diagnosi – possono generare un senso di smarrimento e mettere in discussione il proprio equilibrio.
In questi momenti, chiedere supporto non è segno di debolezza, ma un atto di cura verso di sé. Un percorso di sostegno psicologico può offrire uno spazio sicuro in cui rallentare, fare chiarezza, mettere ordine tra i pensieri, accogliere le emozioni.
Non è però necessario “toccare il fondo” per chiedere aiuto: anche in assenza di una crisi conclamata, può esserci il desiderio di sentirsi e conoscersi meglio, di sviluppare nuove risorse per affrontare le sfide quotidiane con maggiore consapevolezza e serenità.
Pensieri intrusivi sul cibo, alternanza tra periodi di controllo rigido e perdita di controllo, senso di colpa dopo aver mangiato, costante insoddisfazione per il proprio corpo, comportamenti compensatori come l’esercizio fisico…
Sono tutte manifestazioni di un rapporto difficile con l’alimentazione e con il corpo, che possono assumere forme diverse e avere un impatto significativo sul benessere quotidiano.
In presenza di questi vissuti si può parlare di disturbi o disordini dell’alimentazione. I disturbi sono condizioni cliniche complesse, riconosciute dai sistemi diagnostici internazionali, che influenzano profondamente la salute fisica e psicologica. I disordini, invece, indicano difficoltà meno strutturate, ma non per questo meno dolorose o invalidanti.
Indipendentemente dalla diagnosi o dal peso corporeo, credo che ogni forma di sofferenza legata al cibo e al corpo meriti attenzione, ascolto e rispetto.
Per questo, nel mio lavoro adotto un approccio non centrato sul peso, ma sulla persona, sulla sua storia, sulle emozioni che vive e sui meccanismi che alimentano e mantengono il disagio.
Costante insoddisfazione per il proprio corpo, pensieri critici sul suo aspetto, senso di colpa o vergogna, confronto con gli altri, ricerca del cambiamento a tutti i costi…
Sono tutte manifestazioni di un rapporto difficile con il corpo, purtroppo molto diffuso nella nostra società. Viviamo infatti in una cultura che attribuisce valore alle persone in base all’aspetto fisico, impone ideali di bellezza irrealistici – dominati dalla magrezza – e considera il corpo qualcosa da controllare o modificare.
La soluzione che spesso ci viene proposta è cambiare il corpo per sentirci meglio, adeguandolo agli standard estetici dominanti. Eppure, anche quando questo obiettivo sembra raggiunto, l’insoddisfazione tende a persistere, perché il nostro rapporto con il corpo non dipende solo dal modo in cui appariamo, ma anche da come ci relazioniamo con lui attraverso pensieri, emozioni e comportamenti.
Ricevere una diagnosi di cronicità o convivere con il dolore cronico può generare un profondo senso di disorientamento, influenzare l’identità personale e influenzare ogni aspetto della vita quotidiana. Le emozioni che ne derivano – rabbia, paura, vergogna, frustrazione – sono spesso difficili da esprimere, e il dolore stesso tende a essere minimizzato o invalidato da chi non lo vive.
Un elemento di complessità è rappresentato dalla necessità di modificare il proprio stile di vita per gestire la patologia e/o la sintomatologia dolorosa. Questi cambiamenti – nell’alimentazione, nel ritmo quotidiano, nella socialità – possono essere vissuti come una perdita di libertà, e accompagnarsi a senso di vergogna, isolamento e frustrazione. Anche la quotidianità può diventare fonte di ansia, soprattutto fuori casa, per la paura di non avere il controllo sul proprio corpo o di essere un peso per gli altri.